Social Media: odi et amo

Cosa succede se per lavoro passi gran parte del tuo tempo sui social? Succede che ti viene voglia di privarti dei tuoi privati (chiedo scusa per la fastidiosa allitterazione) appena metti piede su un volo, un Frecciarossa, o anche solo il regionale per Arezzo nel weekend. Tra le tante cose che mi porto a casa dalla Scandinavia quest’estate, una parte di merito va anche ad una digital detox che ogni tanto, quasi per dispetto nei confronti di Mark che si prende tutto quel budget, mi viene voglia di iniziare (unica e sola detox compatibile con la mia natura.)

Arriva il sabato mattina della partenza, e proprio come la to do list mentale da ripassare, riguardante le cose da portare via, depenni metaforicamente anche quella: cancellare le app di Instagram, Facebook e LinkedIn dal telefono. Poi ti rimetti il telefono in tasca e non ci pensi magicamente più. Attraversi tre nazioni, esci di casa la mattina alle 9 per rientrare quasi il giorno dopo, e sai di non aver perso neanche un momento a guardare i momenti di qualcun altro. Capisci di essere lì perché ci vuoi stare; e non per far vedere agli altri di esserci stato. (Ma ammetto: ogni tanto mi é scivolato qualcosina di innocuo nello status un po’ sfigato di Whatsapp.) Non te ne frega più niente di fermarti ad ogni scorcio instagrammabile e costringere chi ti accompagna a “fammene un’altra che questa non mi piace” e via; poi tanto va di moda il #tb e un modo per postare le foto stellari lo troviamo lo stesso. (#chetelodicoafa) Effetti collaterali? La maggior parte dei miei amici non aveva più la benché minima idea di dove fossi, e sento di essermi persa, in un certo senso, anche un po’ delle loro vacanze. Il che è stupido quanto paradossale; dai. Non fraintendiamoci. Io amo la comunicazione infinitamente declinabile tramite social media (e soprattutto in quanto tool pazzeschi in advertising). Ma proprio perché occupano una gran parte di quelle 12 ore socialmente (pure senza media) impegnate, ogni tanto, parecchissimo, lascio che non prendano il sopravvento anche sul resto.

Quindi ricapitolando? Poco piú di 200 contatti su Facebook, che ripulisco annualmente da chi non sento più, e un banalissimo profilo Instagram di neanche 300 follower, privato. Il telefono di lavoro invece rimane sempre e contemporaneamente loggato su tutti i profili aziendali. Ogni tanto si blocca per presunzione, vittimismo o voglia di litigare, e secondo me lo fa pure un po’ anche apposta.


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