cherish all the good times, learn from the rest

Abstract: ora come ora, di astratto, c’è rimasto (finalmente) parecchio ben poco.

Non è che da queste parti si scriva col contagocce; perché scrivere si continua a scrivere assai per placare i tormenti, ma il più delle volte si fa sempre una gran fatica a pubblicare. Un po’ come sento cantare distorta Florence dall’altra stanza stasera che non avevo voglia di cercare roba su Netflix: every demon wants his pound of flesh but I like to keep some things to myself. 

By the way. Se è vero che per ricostruire, il più delle volte, si debba dolorosamente distruggere e ripartire da zero, diciamo che sfasciando una macchina a tal punto di doverla ricomprare nuova, l’ho toccata piano come al solito. Tanto per cambiare. What else is new. 

Ma per chi ancora non l’avesse capito, credo disperatamente nelle coincidenze, nei segnali che if you were waiting for a sign this is it anche stampato pixelato sul muro di una pizzeria a taglio, o comunque di tutte quelle cose che succedono e basta ma sembrano volerti dire qualcosa. 

E allora. Anche se passi i primi dieci giorni a chiederti cosa aspetti a colpirti anche l’illuminazione che ti spieghi il consistente bonifico inoltrato al concessionario, i giorni di malattia a fissare il soffitto e beghe varie, provi a convincerti che magari, nella direzione sbagliata, ci stavi andando per davvero; che everything happens sempre e comunque for a reason tanto per farsela prendere un po’ bene, e ti sfinisci il cervello, sforzandoti di sorridere, ma sperando che presto quella reason si palesi in qualche modo, per piacere e per davvero.

Io non lo so. So di non sapere, proprio come amava vantarsi quel gran paraculo di Socrate, se non addirittura peggio di lui. Ma di base non so mai niente; improvviso la maggior parte del tempo e nelle cose in cui inciampo, e questo l’abbiamo capito tutti. Ma diciamo che per adesso, con sta macchina, ci stiamo divertendo parecchio. E visti gli indici di divertimento degli ultimi mesi, facciamo che ce la facciamo bastare come motivazione per averne dovuta ricomprare una dal niente. 

Me and my work wife che parliamo dei nostri business al telefono mentre sono romanticamente stuck al semaforo di Piazza Puccini

Che sia stata un’ora e mezza passata nel traffico dei viali a ricantare Justin Bieber, Avril Lavigne o Tayor Swift, allo sfinimento, solo per provare Spotify connesso a tutta la baracca. I “chissene frega se diluvia e se c’è coda che tanto a noi di andare da qualche parte, stasera ce ne frega pure il giusto”, lo scarrozzare Kiwi da un vivaio all’altro con le zampe sporche sui sedili posteriori o tutta la terra delle piante che non ho ancora capito come farò a mandare via dal portabagagli, che non vedo comunque l’ora di riempire con valanghe di sabbia del Lido.

NB: Uillis ha personalmente firmato una liberatoria, autorizzando consapevolmente l’utilizzo della sua immagine, a fini non commerciali, all’interno di questo blog.

Sarà che sta zona gialla sembra il suono della ricreazione dopo 4 ore di greco scolazionati e senza andare in bagno, e che soprattutto, forse, mi stavo dimenticando di un paio di cosine ganze che mi divertono ancora e che per fortuna ho fatto in tempo a non perdermi del tutto.

Come passare due ore a farsi scarrozzare sul retro di una Vespa a salire e scendere barcollanti stradine di campagna di domenica pomeriggio. Incredibile ma vero. Con il culo che inizia a fare male già dalla prima mezzora, che non sai se è colpa degli imminenti 30 oppure di quel modello vintage infinitamente instagrammabile, ma se non altro, di sicuro, qualsiasi cosa sia, nel dubbio preferisci continuare a non saperla. Tanto non sembra riuscire a farti smettere di ridere, fosse anche solo per il venticello in faccia o perché ti piace finalmente quel che vedi.

(Fermo immagine, magari pure più di uno.) I papaveri ai bordi della strada che mi fanno impazzire e si trasformano in strani puntini rossi sfocati se quella Vespa accelera. Tutti i miei capelli che litigano e si prendono a schiaffi con il vento che “sai quante doppie punte mi costerà sto giochino”, ma legarli non sarebbe risultato troppo coerente con il mood delle ultime settimane, e allora si persevera ancora una volta finché va. Still living my teenage dream, che ve lo dico a fa’.

Cremonini la sapeva lunga da sempre, ragazzi miei.

Che poi, ogni volta continuo a stupirmi; ma le cose che sembrano funzionare al massimo come energy charger, restano sempre quelle il cui il ricordo ti fa pensare a quanta energia e fatica ci hai perso, proprio mentre le hai fatte. (Perifrasi Level 1000, like a pro!)

Keep you updated just in case. Still trying to figure this mess out.

Love,

C. 

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