“Mi sento talmente svalorizzato che manco ho aperto il gin”

Abstract (in realtà, più un subtitle stasera): lamentele, film preferiti e cose che mi piaceva fare.

Ok, partiamo col lanciare subito un bellissimo statement dal profondo del cuore. In questo periodo non si sta divertendo nessuno; e fin qui, siamo tutti più o meno d’accordo. Ma c’è sempre chi sta peggio di qualcun altro, e alcuni giorni giuro di sentirmi profondamente anche in colpa per i miei continui stati d’animo ingestibili. Non oso sinceramente immaginare cosa ne sarebbe di me se in tutto questo non avessi neanche un lavoro che mi piace, al quale aggrapparmi completamente; ma vi garantisco che per quanto tu possa sguazzare nel tuo habitat preferito dalle 9 fino a sera, per come sono fatta io, e sono fatta malissimo, non posso pensare di potermi identificare solo in questo. 

“We’re all traveling through time together, every day of our lives. All we can do is do our best to relish this remarkable ride.”

Per una serie di motivi diversi, sto facendo scorte di uno stress psicologico che ogni giorno mi fermo, inizio a contare, e provo a ipotizzare quanti giorni mi restano da vivere in compagnia dei miei meravigliosi capelli; ma se non altro, a sto giro, siamo almeno tutte più giustificate a finalizzare ordini stratosferici su Kiehl’s, provando quantomeno a tamponare.

Quando le giornate si riassumono nel tragitto casa-ufficio e ufficio-casa, c’è poco spazio per i pensieri felici che facevano volare quel tipo biondo in calzamaglia verde. Specie se quando esci dall’ufficio, è praticamente già notte.

Ma alle persone che potremmo conoscere da adesso in poi, saremo capaci di raccontare chi siamo veramente? Perché parlando poco fa al telefono con la super amazing Elisa, quasi non sono riuscita a ricordarmi cosa mi piacesse fare davvero e quali fossero realmente le cose che mi facessero dimenticare di tutto il resto. 

Mary Actually, I look like Kate Moss.
Tim Really?
Mary No, I sort of look like a squirrel.
Tim Do you like Kate Moss?
Mary I absolutely love her! In fact, I almost wore one of her dresses here tonight. You?
Tim No, no. Her clothes look terrible on me.

Quindi, come una sorta di esercizio di scrittura, adesso mi sforzo di ricordare cosa mi piacesse fare quando tutto era concesso e scontato, e soprattutto quando di scelta ce n’era parecchia.

Mostre, musei, perdersi in cose che non conosci

Il mio rapporto con i teatri, musei e mostre d’arte è cresciuto praticamente insieme a me. Se fin da piccola le uscite con i miei erano caratterizzate da entra ed esci da negozi più o meno importanti, e da pomeriggi al cinema, diciamo che crescendo ho sentito il bisogno di recuperare parecchio. Quindi sì, praticamente spendevo più in biglietti di ingresso che in pizzerie, in tempi non pandemici.

Film e serie tv da riguardare in loop

Questa cosa mi viene rinfacciata da Lisa neanche fosse uno di quei pleasure da classificare come guilty. Sì, io riguardo in loop alcuni film e serie tv, da anni. Non sono per forza i film più belli, oggettivamente, che abbia mai visto. Sono una sorta di comfort zone, dove so di poter ritornare. Una di quelle cose che magari neanche ti siedi a guardarlo, e lo tieni in sottofondo mentre dai l’aspirapolvere. Uno su tutti, About Time. E questo, non ha niente a che vedere col doversi sforzare a guardare qualcosa come mancanza di alternativa, perché è vietato uscire di casa.

Le Cascine: in sù e in giù, in giù e in sù

Che fosse una domenica mattina, un sabato all’ora di pranzo, oppure tutte le sere in settimana dopo lavoro, insieme a quel parco, di cose correndo, ne ho metabolizzate parecchie. E quindi ancora una volta, “pensai a quanti luoghi ci sono nel mondo che appartengono così a qualcuno, che qualcuno ha nel sangue e nessun altro li sa”.

Scrivere, disegnare, cantare: non importa come, basta che tiri fuori quello che hai dentro in qualche modo

Scrivere, ogni tanto, non mi dovrebbe riuscire neanche troppo male. Vorrei poter dire lo stesso del disegno e del cantare; anzi, sul secondo, sono certa che i miei vicini di casa da dire, di cose, ne avrebbero moltissime. Ma che sia una cosa presa a caso in questo breve elenco, o che sia anche il solo ballare male qualcosa dei Backstreet Boys nel soggiorno prima di cena, restano tutte alcune delle cose in cui preferisco perdermici in assoluto di più.

“I’d only give one piece of advice to anyone marrying. We’re all quite similar in the end. We all get old and tell the same tales too many times. But try and marry someone kind. And this is a kind man with a good heart. I’m not particularly proud of many things in my life, but I am very proud to be the father of my son.”

E invece sbam, totale apatia. Proprio come ad Aprile; la storia la conosciamo già.

Eppure, basterebbe poco. Metti un po’ di vino rosso in un bicchiere di plastica bevuto sugli scalini del mercato in Sant’Ambrogio, specie se dopo lavoro. Aggiungi la paura ogni volta che delle luci blu rimbalzano sui muri dei palazzi, per poi rivelarsi 9 volte su 10 solo moleste decorazioni antiestetiche del Natale di qualcuno. Rovesciaci dentro anche l’attraversare una Piazza della Signoria totalmente deserta; con due pattuglie di vigili e carabinieri poste ai lati opposti, che manco stessimo attraversando un campo minato, e il clima del terrore a gratis a condire, che rende tutto più divertente.

 Ma non si può, bisogna solo aspettare, e far sì che questo sia stato solo il frutto della mia vorace e scatenatissima immaginazione. Oppure no?

“And in the end I think I’ve learned the final lesson from my travels in time; and I’ve even gone one step further than my father did: The truth is I now don’t travel back at all, not even for the day, I just try to live every day as if I’ve deliberately come back to this one day, to enjoy it, as if it was the full final day of my extraordinary, ordinary life.”

Per stasera è tutto.

Spero vi abbia fatto almeno un po’ ridere, e che stiate tutti bene.

Con infinito affetto,

C.

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