Abstract: Soliti alti e bassi. But nobody queues for a flat rollercoaster.
In realtà dovrei spendere questa domenica mattina scrivendo e producendo una quantità di caratteri piuttosto infinita per qualcun altro, se i content plan non mi ingannano (e quelli non sbagliano proprio mai). Ma c’è una luce che filtra dalle tende del soggiorno che mi sembra davvero super, la voglia di leggere che ogni tanto ritorna pure quella, il voler scrivere qualcosa di mio, e tutta una serie di sfortunati eventi che oggi “probabilmente rimanderò il lavoro a dopo il coprifuoco”.
E allora scrivo di una cosa piuttosto spensierata successa ieri. Io e l’altra Blondie, con in programma da un po’ di giorni una super cena il venerdì sera, abbiamo dovuto riconvertire la nostra produzione, spostando le avventure al sabato mattina. Ormai è provato che quando siamo insieme succedono sempre una serie di cose piuttosto strane, e ci piace dare la colpa a qualche congiunzione astrale che magari inizia a divertirsi parecchio quando ci avviciniamo. Come ritrovarsi sul tavolo una spillatrice alla fine del pranzo, sbagliare macchina dentro la quale salire, e conoscere una famiglia di newyorkesi cool a pranzo (“We’re newyorkers, not americans”) che sedeva accanto al nostro tavolo. A dividerci, l’oramai famoso metro di distanza, questa volta totalmente occupato dal loro cane Summer, che se la prendeva comoda standosene disteso in mezzo a tutti.
– “Does my dog bother you?” – “Not at all!” -“Could you please let me know as soon as my dog starts bothering you?” – “Fossero tutti così i padroni dei cani.”
E quindi, con le nostre skills da social butterflies, capaci di iniziare a parlare anche con i pensili del soggiorno, non potevamo certo farci mancare una simile occasione. E allora, raccontateci tutto della vostra vita che siamo qui per questo.
Ha iniziato lei, sfondandoci un po’ il cervello con le (e)lezioni americane, ridendoci sopra con tristezza e refreshando ogni pochi minuti la sua home della CNN. E tra un “Go Joe! C’mon Joe!” e un altro, detto tutti insieme ridendo, abbiamo continuato ad ascoltare il punto di vista di chi, senza sapere, da lì a poche ore avrebbe vinto davvero.
Trasferiti in Italia da qualche mese, hanno mollato quel che avevano in America per seguire gli studi della figlia in Italia. E non appena ci hanno chiesto cosa facessimo di lavoro noi due: la figlia è quasi impazzita non appena le ho detto il mio, mentre la madre ha iniziato a saltare sulla sedia non appena Elisa le ha raccontato del suo (per poi girarsi verso il marito Jim, quasi iniziare a piangere di gioia, dopo aver sentito anche il nome preciso del brand.)
“Oh my God you two are so cool!!!!” È quello che continuo a sostenere anche io, honey! Strano come risuoni bene quando te lo dice qualcuno che neanche conosci. Ma poi succede che arriva dal niente qualcuno che mi da dell’arrogante, spocchiosa e ignorante dopo solo mezzora che mi sente parlare di quanto mi piaccia fare quello che faccio, e quindi d’ora in poi me lo tengo per me!
Sarà che per mezzora ci siamo dimenticate di stare dove stavamo. Sarà che anche a sto giro non abbiamo neanche mezza foto insieme. Sarà che ultimamente di cose ganzine ce ne succedono meno, visto il contesto rivisto. Ma abbiamo terminato quel pranzo scambiandoci i biglietti da visita che non si sa mai, ed è il genere di cose che ti fa sperare bene quando ti svegli la mattina dopo, cause against all odds, humanity is still a great place to live in.
Per finire, questa settimana ho avuto la gioia (ogni tanto una ne arriva) di lavorare tre giorni fuori dall’ufficio. Ci ho quasi rimesso un paio di scarpe, e il telefono ha segnato 34km in tre giorni, ma giuro che mi vergogno ad ammettere quanto questa città continui a piacermi così tanto, tanto da non riuscire a staccarmene. E allora rovescio qui dentro un po’ del rullino, facendo seguire alcuni dei miei punti di vista distratti e sfuggiti, di una Firenze che è tornata deserta ancora una volta, ma stavolta in pieno autunno. Che non si sa mai.
Chiara

































