Sorry, no abstract available today; let’s just go straight to the point.
Partiamo col dire che questo articolo, nella sua tristezza, pesantezza, e voglia di sdrammatizzare, sarà il risultato di un tentativo, chissà se poi riuscito, finalizzato egoisticamente al mio solo benessere mentale. Perché scrivere, in questi casi, è davvero l’unica cosa che sembra riuscirci. Essere creativi, in realtà, è l’unica cosa che sembra avere un effetto, quantomeno placebo, in giornate come queste. Quindi mi sforzo di sorridere, confidando che questa pagina possa far uscire e contenere tutto ciò che mi sta soffocando da stamattina. So baby, let’s just keep dancing.
Che poi in realtà stamattina ero arrivata a lavoro quasi volando. Sarà stata per la giornata super cool di ieri (sì, era il mio compleanno, dopo vi racconto anche di questo), sarà stato che mi ero svegliata con un peso in meno da affrontare. Ma poi l’eco di questa situazione quasi paranormale è tornata ingombrantemente a bussare. In azienda senti ripetere il numero dei contagi a ogni ora, nonostante tu stia evitando qualsiasi canale radio e qualsiasi news condivisa con titoli eclatanti solo per prendere più click (c’mon guys, volete davvero giocare con me a questo gioco? vi ricordo che lavoro faccio). Dai. Stiamo rispettando tutte le norme che ci vengono consigliate da chi di dovere, ma soprattutto dal nostro buon senso; sentirci ripetere il numero dei contagi ogni giorno non farà cambiare la situazione, ma continuerà semplicemente a deprimerci ancora di più. E se continueremo così, tra qualche mese, i problemi scatenati da una pandemia dovranno fare a gara con quel senso di smarrimento che quanto meno io e tutti quelli con cui mi sto confrontando, sentiamo a tal punto da farci schiacciare. E forse in confronto, specie se non ci avete fortunatamente mai avuto a che fare, potrà sembrarvi sciocco e superficiale, ma fidatevi che non lo è affatto.
Parlo al plurale proclamandomi portavoce, senza alcun diritto, di un po’ di persone. Ci sentiamo sul punto di dover ricadere in qualcosa in cui abbiamo già naufragato. Con la differenza che a sto giro, che farà schifo, lo sai per certo; e quanto meno, mesi fa, potevamo concederci il lusso di non sapere in cosa saremmo andati incontro.
Ed oggi è stata una di quelle giornate in cui ti siedi in ufficio e ti senti addosso una tachicardia perenne, manco fossi all’ottavo km del tuo giro di corsa. Di quelle che senti girare la testa anche da seduto, che aspetti la fine di un meeting solo per uscire fuori a respirare, ed in cui tutte queste sensazioni prendono il sopravvento per poi lasciarti paradossalmente pietrificato (sì, fa abbastanza schifo come sensazione, ma ho smesso di vergognarmene da un pezzo.) Quindi c’è chi ricorre al tabacco anche se in realtà aveva già smesso di fumare, chi si butta sui carboidrati, chi sul vino bianco anche senza niente da festeggiare; but honey, just do whatever you need to survive. Io non sapendo cosa scegliere, ho scelto un po’ di tutti e tre (quanta furbizia!) Ma contemporaneamente ho messo tutta quella poca energia positiva che mi rimaneva per tirare fuori qualcosa di bello da queste 8 ore lavorative. Ho aperto Premiere (che si è divertito a crashare almeno 3 volte, giusto per farla ancora più divertente), ho iniziato a montare quel video, e a dire dai commenti, sembrerei aver tirato fuori qualcosa di buono.
Che poi questa pioggia non aiuta un cazzo (nel mio blog, in momenti come questi, è lecito e concesso dire parolacce). Che poi, ma da quant’è che sta piovendo? Macchè davvero va avanti così un’altra settimana?
Se avete letto fin qui, o mi volete molto bene oppure siete degli eroi.
Bene. Adesso che vi ho buttato addosso un po’ della mia tristezza, come se fossi l’unica a non divertirsi particolarmente in questo preciso momento storico, mi sembra piuttosto lecito dovervi regalare anche alcuni momenti della giornata di ieri (come sempre, volando da un estremo all’altro, perché in un mondo di bianco e nero, il grigio, addosso, non ci è mai stato un gran che.)
E ieri, sia santificato il 14 Ottobre 2020, è stata una di quelle giornate che giuro vorrei rivivere dall’inizio alla fine – against all odds; che ammettiamolo, a sto giro, gli odds, erano davvero infiniti (risatina nervosa e ormai compiaciuta!)
Seguono quindi alcuni highlights delle passate 24 ore che spero davvero vi facciano quantomeno un po’ sorridere, casomai oggi fosse stato, anche per voi, quel giorno dentro cui schierarsi per combattere contro qualcosa.
UNO: scocca la mezzanotte
Ho passato gli ultimi 5 minuti del 13 ottobre a ripensare nel dettaglio agli ultimi 12 mesi, sforzandomi di trovare un sacco di motivi pazzeschi per cui essergliene grata e andarne strafiera (e in realtà, anche facendomi un po’ male, devo dire di averne trovati parecchi.) Poi scocca la mezzanotte come un vero e proprio calcio di inizio, e la partita inizia al top. Tutti gli auguri che uno ci tiene a ricevere arrivano entro i primi dieci minuti del primo giorno da ventisettenne. Ma proprio tutti eh, anche quelli su cui eravamo stati un po’ tutti a domandarci per più di un mese se mai sarebbero arrivati o meno. Ed il tutto ha contribuito a regalarmi felicità e spensieratezza per tutte le successive 24ore. (Quindi baby, G-r-a-z-i-e.)
DUE: questo ufficio non è abbastanza grande per tutte e due (le torte)
Mi alzo dal letto con il mood di chi incredibilmente “non importa se oggi piove perché è tutto super cool e stasera si va a cena fuori”. Parcheggio, mi precipito in pasticceria e compro una torta basic and lovely per fare colazione con gli altri. Ma arrivata all’angolo di via Curtatone incrocio Marta. Ci fissiamo, anche lei ha una busta, e molto più grande della mia, contenente something juicy it seems like; ed i nostri sguardi si incrociano quasi con aria di sfida, manco fossimo state due uomini in gara a chi ce l’ha più lungo. Tiriamo fuori dalle rispettive scatole i dolci, per scoprire che mi aveva preparato una torta incredibile a sorpresa che “ommioddio una torta così non ce l’ho avuta neanche ai compleanni dell’asilo!” Che dire? She really made my day.

TRE: lasciatevi ispirare da someone special
Questo più che un highlight è un consiglio di cui non mi sento in dovere di darvi, ma vedete un po’ voi se può servire. In periodi più o meno “divertenti”, lasciarmi ispirare da qualcuno di concreto penso sia stata sempre una vera e propria salvezza. Quindi sì Lisa, stiamo parlando di te, calm down. Torniamo in ufficio, non so con quale coraggio, dopo aver mangiato tutti insieme tutti e cinque una pizza napoletana pazzesca (che dopo le fette di torta delle 9:15, e quelle del ripiglino delle 11:30, come abbiamo fatto, vi giuro, che proprio non lo so). Mi siedo alla scrivania e lei tira fuori questo regalo di compleanno dal packaging incredibile (di cui non posso ovviamente svelare il titolo del libro al suo interno, ma diciamo che ci sono una serie di benefici constatati che ti tornano indietro quando una delle tue amiche è un editor super cool like this.) Vi lascio solo intravedere la dedica, fate un po’ voi:

QUATTRO: tanti auguri Ghiara
Dopo lavoro mi sono fermata a salutare giù. Mio fratello di due anni ha deciso incredibilmente di concedersi nel cantarmi tanti auguri a modo suo; nonostante continuasse a ripetere che fosse il suo di compleanno e non il mio (mostrandosi anche piuttosto contrariato circa il nostro continuo insistere nel contrario.) Boys will be boys; ma lui rimane sempre il miglior regalo di compleanno in cui imbattersi che mi abbiano mai fatto quei due.
CINQUE: noodles and Gewurztraminer
Non so come raccontare qualcosa che è stato bellissimo e che proprio per questo motivo vorrei tenere solo per me. Concedo solo il dettaglio di una cena nel mio ristorante preferito in assoluto, del “menomale siamo persone creative perché a ‘sto tavolo 3 su 4 hanno più o meno lo stesso nome”, e di quanto sia incredibile e non scontato poter tornare a casa ogni volta che voglio.
Ok, adesso questo articolo sta (finalmente) per finire.
E confesso di sentirmi decisamente meglio di un’ora fa, quindi non preoccupatevi troppo.
Se in tutta questa pagina avrete trovato anche solo una riga che vi tornerà utile, vorrà dire che l’esser stata seduta a scrivere su questo divano finora avrà acquisito ancor più senso di quanto per me non abbia già.
Ps: quindi se avete letto fin qui, e se vi va, a sto giro venitemelo a dire; penso quantomeno di dovervi un caffè per avermi sopportata e supportata fin qui.
Against all odds,
Chiara
