“Sono cose che succedono, quando non sapete cosa fare nella vita.”

Abstract: una delle mie amiche ha annunciato le sue dimissioni e torna a vivere nella sua Berlino; in attesa di articoli in cui descriverò il weekend passato insieme dormendo sul suo divano tedesco, seguono gli highlights dell’annuncio shock

Lo sapete; dopo i pensieri malinconici della domenica sera e le mostre d’arte incastrate nei pomeriggi spensierati, c’è solo una cosa su cui mi piace scrivere davvero; e quella cosa si traduce nelle persone che mi ispirano parecchio. Allora vi racconto di lei. C’è questa mia amica super rossa (di cui non faremo il suo nome come fosse una sorta di programma protezione testimoni) che ieri mattina mi invia un messaggio dal quasi nulla, dicendomi di essersi licenziata e comunicandomi il suo ritorno a Berlino. 

Ci siamo conosciute letteralmente tra i banchi del Master in Digital Marketing; e come due liceali, ci siamo scopiazzate appunti, passate registrazioni audio, e abbiamo condiviso più o meno tristi pause caffè. Quei venerdì e sabato faticosissimi quando lavori full time nel resto della settimana e continui a fare festa le sere nel weekend, con gli occhi abbottonati la maggior parte del tempo, ma soprattutto movimentati dall’innamorarsi durante ogni modulo, con l’arrivo e presentazione di ogni nuovo professore. Eravamo “quelle di lettere”; quelle che sulla carta, con i dati e gli insights degli analytics avrebbero dovuto fare più fatica di tutti i neolaureati (noiosetti, si può dire?) appena sfornati dalle varie facoltà di economia. Noi, che di marketing, non sapevamo praticamente niente, ma a scrivere e a far funzionare le cose sembravamo bravine.

E allora alla fine del master entrambe stagiste da Luisaviaroma; una nei social media e l’altra a combattere con la sem. E poi, due contratti diversi, in due aziende diverse; due apprendistati che ci facevano sentire “al sicuro” per almeno tre anni, una cena e un selfie per celebrarli, ma una sola certezza per entrambe: “Noi, qui, tre anni, non ci staremo mai.” 

Io, da quel famoso contratto, ho dato le dimissioni ad Ottobre. Ho comunicato ingenuamente il nome dell’azienda presso la quale sarei andata a lavorare, “giustificandomi” per le mie ambizioni, il diverso settore, ma soprattutto la realtà lavorativa a cui avevo compreso di appartenere. Sapevo (finalmente) cosa volevo fare, ma soprattutto dove; ed ogni giorno passato a sedere nella scrivania sbagliata iniziava a pesare un bel po’. E sapete il mio “capo” di allora cosa ha iniziato a dire a tutti i miei colleghi? Che “secondo le sue fonti” (di cui ancora tutti noi continuiamo a interrogarci, visto che il suo nome non se lo sognano neanche per sbaglio e lontanamente), io, il lavoro che sto facendo ormai da mesi, non lo avrei mai fatto; che alla fine non mi avrebbero fatta iniziare, non mi avrebbero assunta, che ero solo un’illusa e tante cose così gentili, perché non ne ero all’altezza (quando ovviamente, al momento del licenziamento, avevo già il contratto firmato e chiuso dentro una bellissima busta bianca con un bel logo nero, dentro la mia borsa). Mi perdoni se insisto; ma non aveva davvero niente di meglio da fare che andare in giro a beffeggiarsi dei sogni di una ragazza di 25 anni, alla sua veneranda età?


Communications Duets: Amazing Tigre del Canada (Almost Fiorentina) editor interviewed by Social Media Princess

A lei invece è successo diversamente, ed il suo capo se ne è uscito con un bel: “Sono cose che succedono, quando non sapete cosa fare nella vita.” 

A noi irriverenti, che da quel suo strambo utilizzo che del plurale ne fa ci sentiamo tutti un po’ colpiti, questa frase continua a rimbalzarci da giorni nei nostri poveri cervellini (che a detta dei nostri, fortunatamente, ex boss, dovremmo avere.) Ma perdonateci ancora; vi siete forse dimenticati tutti di quell’incredibile pazzesco super monologo finale di The Big Kahuna (di cui mi sento decisamente ed irrimediabilmente in dovere di ripostarvelo qui)? Perchè da un paio d’anni qui, nel cambiare rotta e raddrizzare il tiro in corsa, giochiamo duro like a pro.

“Keep your old love letters, throw away your old bank statements. Stretch. Don’t feel guilty if you don’t know what you want to do with your life. The most interesting people I know didn’t know at 22 what they wanted to do with their lives. Some of the most interesting 40 year olds I know still don’t. Get plenty of calcium. Be kind to your knees, you’ll miss them when they’re gone.”

Ma in generale; se una persona lascia una posizione lavorativa, il più delle volte, lo fa per ambizione, per divorziare da un ambiente di lavoro tossico, e forse, che se ne dica, proprio perché nella vita, cosa fare, a un certo punto, l’ha capito davvero.

FINAL THOUGHTS

So the question is: quando una persona ha lavorato per te, apportando il proprio valore alla tua azienda, piccola, media o grande che sia, non puoi semplicemente augurarle il meglio per il suo futuro, visto che andrà sicuramente a fare qualcosa che ama, o anche solo per averci provato con tutta se stessa? E se proprio non ti viene in mente niente di carino o intelligente da dire, il silenzio resta sempre una validissima opzione.

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